29 Settembre 2023

Le risposte al webinar "I moderni impianti idrosanitari. Come saranno realizzati nel prossimo futuro?"

Abbiamo raccolto le domande che ci avete posto durante il webinar "I moderni impianti idrosanitari. Come saranno realizzati nel prossimo futuro?"

Guarda qui il video.

Qualsiasi ambito lavorativo si consideri, è immediatamente applicabile il decreto nr.18 del 2023 perché rientra nel D.Lgs.81/08?

Il decreto legislativo n°18 del 2023 è già in vigore e quindi applicabile a tutti i casi riportati all’interno del decreto stesso.
Tratta il tema della qualità e sicurezza dell’acqua per le diverse tipologie di strutture tra cui i luoghi di lavoro nei quali si applica anche il Dlgs 81/08 testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Entrambi i decreti fanno riferimento a piani di controllo e verifica con specifica attenzione al piombo e alla Legionella.


Cosa si intende con l’acronimo GIDI?

La definizione completa di GIDI viene riportata sia all’interno del decreto sia all’interno delle linee guida dell’ISS, ed è la seguente:

«gestore della distribuzione idrica interna»: il proprietario, il titolare, l’amministratore, il direttore o qualsiasi soggetto, anche se delegato o appaltato, che sia responsabile del sistema idro-potabile di distribuzione interno ai locali pubblici e privati, collocato fra il punto di consegna e il punto d’uso dell’acqua.

Per esempio, per un condominio, la figura del GIDI viene definita come amministratore, mentre se si tratta di una villetta unifamiliare il GIDI risulta essere il proprietario.


Nell'evoluzione del panorama normativo che è stato descritto, la norma UNI 9182, che notoriamente porta a un sovradimensionamento delle reti con i connessi rischi di natura igienica, verrà rivista e aggiornata?

Sì, la norma UNI 9182 porta a un sovradimensionamento delle reti e verrà rivista e aggiornata in futuro. Al momento i lavori di revisione sono sospesi in quanto, a livello europeo, si sta procedendo con l’aggiornamento del pacchetto di norme EN 806. Molto probabilmente le norme EN 806 andranno a sostituire la UNI 9182, poiché di fatto si sta rivedendo il criterio di calcolo a livello europeo per evitare i sovradimensionamenti attuali.


Dove si possono reperire le “liste positive” menzionate durante il webinar? Qual è il criterio per identificarle?

Le “liste positive” sono liste aventi una base risalente a circa 5 anni fa e sono predisposte da nazioni come Germania, Francia, Olanda e Regno Unito facenti parte dell’iniziativa 4 MS. Sono recepite e utilizzate anche da altre nazioni come ad esempio la Svizzera e si possono trovare sul sito di riferimento europeo con rimando al sito dei 4 MS e risultano essere sempre aggiornate. ( scarica documento a piè pagina)
Qualora venga richiesto l’inserimento di un nuovo materiale, prima di essere utilizzato deve subire un processo di circa 6 mesi per la validazione e il successivo inserimento all’interno di queste liste.


Sono il responsabile di un impianto di produzione Acqua Calda Sanitaria di un grosso campeggio. E’ mia responsabilità procedere con il trattamento anti legionella?

Il decreto individua i campeggi come strutture a uso collettivo ricadenti nella classe di priorità D. Risulta quindi necessario individuare la figura del GIDI e realizzare, al minimo, un piano di verifica igienico sanitaria con particolare riferimento al piombo e Legionella ma è raccomandato un piano di autocontrollo, come definito all’interno delle linee guida ISTISAN 22/32.
Il GIDI dovrebbe predisporre e attuare il piano di verifica avvalendosi, ove necessario, del supporto di consulenti professionali formati e di professionisti esperti in controlli, campionamenti e analisi.


Quali sono le responsabilità del progettista nel caso di progettazione di edifici prioritari? E' obbligatoria la redazione della PSA da parte del progettista?

La realizzazione del Piano di Sicurezza dell’Acqua PSA riguardante la distribuzione interna deve essere effettuata con differenti modalità a seconda della classe di priorità della struttura in esame.
Naturalmente per una struttura ospedaliera sarà necessario realizzare un PSA molto più complesso rispetto a strutture di classe di priorità D (stesura PSA o piano di autocontrollo o verifica igienico sanitaria, ecc.).
A ogni modo, in tutti i casi la valutazione e gestione del rischio deve riguardare l’intero processo realizzativo dell’impianto, dalla progettazione alla manutenzione. Alcuni eventi pericolosi sono associati a un’inadeguata progettazione e costruzione/installazione dell’impianto interno, quindi risulta necessario valutare e gestire il rischio già in fase di progettazione.


La responsabilità del gestore di distribuzione idrica arriva fino al punto di conformità (il rubinetto) compreso o è escluso dalla responsabilità del gestore?

All’interno sia del decreto sia delle linee guida ISTISAN viene indicato il punto fino a cui si estende la responsabilità del gestore per la stesura del piano di sicurezza e risulta essere punto di consegna (normalmente identificato con il contatore).
Dovendo valutare e gestire il rischio fino al rubinetto, è stata introdotta una nuova figura, il gestore della distribuzione idrica interna GIDI. Quest’ultimo sarà responsabile del mantenimento della qualità dell’acqua nella distribuzione idrica interna, dal punto di consegna (contatore) al punto di utilizzo (rubinetto).
Rimane comunque fondamentale l’apporto fornito dall’ente gestore e di altre figure come ASL e ARPA citati all’interno del decreto e linee guida come “portatore di conoscenza”. Per questo motivo risulta necessario l’aggiornamento dei riferimenti normativi e delle indicazioni tecniche all’interno dei regolamenti degli stessi enti, essendo un riferimento importante per alcuni aspetti riguardanti la rete potabile.


Gli edifici commerciali rientrano nella Classe di priorità D?

Le attività commerciali rientrano nella classe di priorità E, edifici non prioritari, ma bisogna sempre valutare le dimensioni e la complessità della struttura, come anche richiamato all’interno delle stesse linee guida. Per esempio una piccola attività commerciale è sicuramente differente da un centro commerciale, riconducibile a una struttura complessa e a uso collettivo. Le linee guida indicano:

“Classe di priorità E: Altri edifici pubblici e privati (condomini, abitazioni, uffici, istituti di istruzione ed educativi, attività commerciali, ecc.).”
“Tuttavia, soprattutto nel caso particolare di grandi edifici o complessi di edifici oppure di esposizione di medio-lungo periodo di soggetti vulnerabili in ambienti di vita o di lavoro, è raccomandata l’applicazione di misure di prevenzione e controllo di carattere generale ed eventualmente l’organizzazione di un piano di autocontrollo così come indicato per le strutture appartenenti alle classi, B o C. Per grandi edifici o complessi adibiti a luogo di lavoro, come noto ai sensi del DL.vo 81/2008 e s.m.i., con più specifico riguardo all’art. 268 e all’allegato XLVI, dovranno applicarsi le disposizioni inerenti la valutazione di esposizione a Legionella.”


Per gli impianti esistenti ci sarà un obbligo di adeguamento alla nuova normativa oppure il decreto riguarda soltanto i nuovi impianti in nuovi edifici o ristrutturazioni importanti?

All’interno della normativa si parla di valutazione e gestione del rischio.
Sicuramente per un edificio nuovo i possibili eventi pericolosi devono essere valutati e risolti già in fase di progettazione e installazione e di successiva manutenzione.
Per gli impianti esistenti, alcune problematiche sono già presenti, per cui si dovrà valutare quali rischi sono urgenti e improrogabili.
In tutti i casi, sarà il GIDI (o tecnico incaricato) a stabilire i tempi e i modi con cui gestire le diverse problematiche sempre nell’ottica che la qualità dell’acqua deve essere garantita sempre fino al punto d’uso (il rubinetto).


Come Ente Gestore, come possiamo prescrivere un disconnettore dopo il contatore se non possiamo conoscere l’impianto interno? Chi ci fornisce il livello di rischio dell’acqua che può rifluire all’interno di un impianto privato in attuale assenza di un responsabile dell’edificio interno?

Se è vero che la responsabilità dell’ente gestore termina al punto di consegna, è anche vero che un evento pericoloso di contaminazione da riflusso potrebbe creare rischi sia alla rete acquedottistica sia agli altri utenti. Per tale ragione l’ente gestore dovrebbe aiutare e guidare il responsabile della rete interna (l’utente finale o il progettista incaricato) a individuare e valutare il rischio, i punti problematici e successivamente fornirgli le indicazioni e consigli alla scelta dei dispositivi, nei punti corretti.
La responsabilità dell’impianto a valle del contatore è del GIDI (utente finale), ed è per questo motivo che tra ente gestore e utente si dovrebbe instaurare uno scambio di informazioni e indicazioni in modo da creare un equilibrio tra prescrizioni ed esigenze.
Di fatto l’ente gestore non può solo prescrivere un dispositivo generico svincolandosi completamente da ulteriori analisi ma dovrebbe contribuire, per quanto di sua competenza, alla corretta scelta. Ad esempio, facendo riferimento alla normativa UNI EN 1717, la quale aiuta a selezionare i dispositivi più corretti in funzione della categoria di fluido contenuto all’interno dei differenti impianti. Un altro importante contributo potrebbe essere fornito tramite la realizzazione di guide semplificate all’utente con l’indicazione delle situazioni rischiose e problematiche con relativa soluzione da applicare, come succede in altri stati europei.


Per le alimentazioni e i relativi accumuli, facendo riferimento agli impianti antincendio idranti e sprinkler le normative UNI 10779 e UNI EN  12845 sono conformi al D. Lgs. 18 per la tutela all'inquinamento delle acque? Attualmente nelle alimentazioni idriche antincendio secondo le normative UNI viene citata solo una valvola di non ritorno e non un disconnettore, è quindi conforme alle normative attuali?

Le normative citate hanno come scopo la corretta progettazione di una rete antincendio, valutando aspetti specifici per il suo corretto dimensionamento e funzionamento. Tali norme trattano solo marginalmente il tema di protezione della risorsa idrica, non essendo il focus per cui sono state realizzate. Inoltre esistono differenti tipologie di impianto antincendio alle quali è possibile associare diverse tipologie di alimentazione idrica (dedicata, promiscua, di rincalzo, doppia, da acquedotto, da riserva inesauribile, ecc…).
Le normative antincendio attuali, per quanto riguarda la protezione da riflusso, hanno riferimenti non armonizzati ma ad ogni modo rimandano sempre ai regolamenti degli enti gestori o a normative specifiche (EN 1717).

La UNI 10779 del 2021 riporta:

“A.1.8 Alimentazione da acquedotto:
Nell’alimentazione da acquedotto può essere prevista, in funzione del regolamento che governa il collegamento alla rete pubblica, l’installazione di dispositivi che prevengano il riflusso dell’acqua verso la rete stessa.
A.2 Alimentazione promiscua:
…omissis…
- Sia inserita una valvola di non ritorno o altro dispositivo equivalente, atto ad evitare il ritorno dell’acqua verso la rete idrica dell’edificio.”

La norma UNI EN 16925 del 2019 riporta:

“7. Alimentazioni idriche:
7.2 Prevenzione del riflusso:
Quando l’acqua è prelevata da un’alimentazione potabile (il che implica che l’acqua destinata al consumo umano o all’uso domestico è fornita ad altre uscite), deve essere installato un dispositivo antiriflusso per proteggere l’alimentazione d’acqua potabile dalla contaminazione. Il dispositivo utilizzato per impedire il riflusso deve essere in conformità alla EN 1717 per la categoria idrica del sistema sprinkler attribuita dalla normativa nazionale.

La UNI EN 12845 del 2015 riporta:

“9 Tipo di alimentazione idrica:
9.2 Acquedotto:
nota 2: Solitamente è necessaria l’autorizzazione da parte dell’ente erogante per la fornitura dell’acqua nel caso di collegamenti all’acquedotto.”


Ci sono delle certificazioni dei prodotti che sono conformi ai sensi di questo decreto?

Le certificazioni di prodotto per l’applicazione nell’impianto sanitario esistono e sono di tipo “estero”, solitamente sono certificazioni tedesche, francesi oppure olandesi (solitamente paesi facenti parte dei 4MS). 
Ad oggi però si sta procedendo verso un sistema di certificazione unica, riconosciuta a livello europeo, in cui la certificazione di un prodotto potrà essere fatta all’estero ma essere riconosciuta come valida anche in Italia in quanto basata sulle medesime regole.


E' possibile che le disposizioni prescritte dalla EN 1717 non vengano rispettate all’interno dei regolamenti degli enti di distribuzione? Come ci si comporta in questo caso?

Purtroppo al momento ci sono delle discrepanze nelle prescrizioni sui dispositivi antiriflusso. Risulta quindi necessario e fondamentale l’adeguamento dei regolamenti da parte degli enti gestori. I regolamenti devono necessariamente tener conto sia delle disposizioni di carattere normativo sia delle disposizioni legislative.


Che tipologie di sanzioni sono previste per eventuali problemi causati dalla non osservanza delle indicazioni attuali?

All’interno del decreto si fa riferimento a sanzioni amministrative, quindi di natura economica ma ovviamente dipenderà anche dal danno causato dalla non osservanza della normativa vigente.


Da quando sarà obbligatorio implementare le attività indicate nel decreto legislativo?

Come termine ultimo all’interno del decreto, si fa riferimento al 12 gennaio 2029, data limite per il primo inserimento della valutazione e gestione del rischio all’interno del sistema AnTeA.
Dovendo effettuare diverse azioni (a seconda delle diverse tipologie di edifici e della loro complessità) bisognerebbe iniziare con largo anticipo in modo tale da poter essere pronti prima di tale data.


Esiste un elenco degli aspetti principali da controllare all’interno dell’impianto?

All’interno delle linee guida ISTISAN 22/32, documento di riferimento del GIDI, sono presenti delle indicazioni semplificate sugli elementi di rischio generalmente associabili alla tipologia di edificio.
Risulta quindi consigliabile prendere questo documento come base di partenza per la valutazione degli elementi di rischio e dei relativi interventi da intraprendere.

 

Commenti
Davide
29 Febbraio 2024

Buongiorno.
Con impianto radiante per riscaldamento e raffrescamento unito ad una Vmc con deumidificazione la pompa di rilancio a servizio della Vmc quindi senza valvola di miscelazione in quale set/curva conviene farla lavorare?

Per un impianto radiante il consiglio è la linea retta cioè pressione differenziale costante mentre per una Vmc?

Grazie.

marco_godi

In reply to by Davide

29 Febbraio 2024

Buongiorno, per conosce l'impostazione della curva di lavoro è necessario conoscere l'impianto e quali dispositivi di regolazione siano presenti. Indicativamente, anche in questo caso, una curva a prevalenza costante potrebbe non essere sbagliata.