Nuovi riferimenti normativi per la progettazione degli impianti VMC

Nuovi riferimenti normativi per la progettazione degli impianti VMC

Autore
Elia Cremona, Enea Bertuzzi

Nuovi riferimenti normativi per la progettazione degli impianti VMC: cosa cambia davvero

Oggi, il tema della qualità dell’aria indoor, è al centro della progettazione impiantistica, spinto sia da un’evoluzione normativa significativa sia dalla crescente attenzione verso il comfort abitativo e la salubrità degli ambienti. Di seguito approfondiremo le principali novità introdotte dalla UNI EN 16798-1 e dai principali aggiornamenti normativi che interessano la ventilazione meccanica controllata (VMC).

L’abbandono definitivo della storica UNI 10339 ha segnato un punto di svolta: dopo anni di utilizzo basato su criteri forzatamente rigidi, il settore si orienta oggi verso un approccio più flessibile, prestazionale e aderente alle reali condizioni degli edifici. Questo cambiamento non riguarda solo il dimensionamento degli impianti, ma anche il modo stesso di concepire la qualità dell’aria interna e introduce nuovi parametri, classificazioni e metodologie di calcolo.

Evoluzione normativa e nuovi criteri di progettazione

Il nuovo quadro normativo si fonda sulla UNI EN 16798, un pacchetto articolato di norme sviluppato a livello europeo per la valutazione delle prestazioni energetiche degli edifici. Questa norma è composta da 18 parti e introduce un sistema strutturato che consente ai singoli Paesi di adattare alcune indicazioni tramite allegati nazionali. La parte più rilevante per la VMC è la PARTE 1, che definisce i parametri di ingresso per la progettazione della qualità dell’ambiente interno. Con la pubblicazione dell’allegato nazionale nel 2025, sono stati ridefiniti i criteri di dimensionamento degli impianti ed è stato definitivamente superato l’approccio uniforme della UNI 10339.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda la classificazione della qualità dell’aria interna (Indoor Environment Quality), suddivisa in quattro categorie basate sulla percentuale di utenti insoddisfatti. Si passa da ambienti ad alto comfort (categoria I) a condizioni considerate insufficienti (categoria IV). Questa metodologia introduce una dimensione qualitativa che consente di adattare il progetto alle esigenze specifiche dell’utenza.

Parallelamente, viene introdotta una classificazione degli edifici basata sulle emissioni dei materiali interni: very low polluting, low polluting e non-low polluting building. Questa distinzione è fondamentale perché incide direttamente sulle portate d’aria necessarie: edifici con materiali a bassa emissione richiedono minori ricambi d’aria per mantenere condizioni di salubrità. 

La norma stabilisce, inoltre, alcuni requisiti minimi indipendenti dal metodo di calcolo, tra cui una portata minima di 4 l/s per persona e il rispetto delle linee guida OMS per gli inquinanti indoor, inclusi particolato, formaldeide e radon. Questi vincoli garantiscono un livello base di sicurezza e qualità dell’aria.

tabella qualità aria e classificazione degli edifici basata sulle emissioni dei materiali interni

Metodi di dimensionamento e approccio prestazionale

Uno dei cambiamenti più rilevanti introdotti dall’allegato nazionale riguarda la semplificazione dei metodi di calcolo. Dai cinque metodi precedenti si passa a due approcci principali:

  • Metodo 1: basato sulla qualità dell’aria percepita
  • Metodo 2: basato sui limiti di concentrazione degli inquinanti

Il Metodo 1 oggi rappresenta il riferimento principale sia per il residenziale sia per il non residenziale e si basa su una formula che combina due contributi: il primo, legato agli occupanti, e il secondo, legato invece all’edificio. La portata totale è quindi funzione del numero di persone e della qualità dei materiali utilizzati. Nel caso residenziale, il contributo dell’edificio può risultare nullo, semplificando notevolmente il calcolo: questo significa che il dimensionamento dipende principalmente dal numero di occupanti e dalla classe di qualità dell’aria desiderata. I valori di portata per persona variano, ad esempio, da 4 a 10 l/s a seconda della categoria di comfort.

Il Metodo 2 introduce, invece, un approccio più evoluto, basato sul controllo delle concentrazioni di inquinanti come CO2, particolato e radon. Questo metodo richiede una maggiore complessità progettuale, poiché implica la conoscenza dei tassi di emissione e delle condizioni ambientali esterne. Per questo oggi è meno diffuso, ma rappresenta una prospettiva futura, soprattutto in combinazione con sistemi di monitoraggio e automazione.

👉 Un esempio pratico: a parità di ambiente, la portata di progetto può variare significativamente in base alla qualità dell’edificio e al livello di comfort richiesto. Questo evidenzia un aspetto chiave: la nuova normativa premia la qualità costruttiva e consente una maggiore personalizzazione del progetto.

Metodo 1, UNI EN 16798-1, basato sulla qualità dell’aria percepita

Incentivi, CAM e nuove soluzioni impiantistiche

Oltre agli aspetti normativi è opportuno evidenziare l’importanza dei nuovi strumenti di incentivazione e dei criteri ambientali minimi (CAM), che contribuiscono a diffondere la VMC come elemento fondamentale degli edifici moderni.

Il Conto Termico 3.0 introduce per la prima volta incentivi specifici per la ventilazione meccanica controllata, a condizione che venga integrata con interventi sull’involucro edilizio e finalizzata alla prevenzione di muffe e condense. Questo rappresenta un importante passo avanti nella diffusione della tecnologia. Il decreto CAM 2025, invece, rende obbligatoria la VMC negli edifici pubblici e introduce requisiti stringenti in termini di prestazioni. Vengono richiesti:

  • specifici fan power inferiore a 1,5 kW/(m³/s)
  • efficienza di recupero del calore almeno dell’80%
  • sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria

Un altro elemento innovativo è il cambio di paradigma progettuale: non si dimensiona più l’impianto su condizioni medie, ma su condizioni di picco, prevedendo sistemi intelligenti per modulare la portata in funzione dell’effettivo fabbisogno. Dal punto di vista tecnico, emergono soluzioni sempre più evolute, come i recuperatori entalpici, capaci di trasferire non solo calore sensibile ma anche umidità. Questo consente di migliorare il comfort sia in inverno, evitando l’eccessiva secchezza dell’aria, sia in estate, riducendo il carico di deumidificazione.

Le soluzioni impiantistiche analizzate includono configurazioni compatte per abitazioni con sottotetto e sistemi avanzati con convogliatori di distribuzione integrati, progettati per semplificare l’installazione e migliorare le prestazioni acustiche e termiche.

Recupero di calore entalpico

Domande frequenti

Qual è la portata di rinnovo consigliata per evitare la formazione di muffa? È opportuno usare una batteria di deumidificazione?

Non esiste una portata univoca valida per tutti i casi. La UNI EN 16798-1 richiede il dimensionamento della VMC in base al numero degli occupanti, qualità dell’aria desiderata e alle caratteristiche dell’edificio. In presenza di rischio muffa, ad esempio dopo interventi sull’involucro, la ventilazione diventa uno strumento fondamentale per mantenere condizioni termoigrometriche corrette. Tuttavia, in climi molto umidi o in situazioni critiche, la sola VMC potrebbe non essere sufficiente: in questi casi può essere necessario integrare un sistema di deumidificazione o climatizzazione.


Nella norma 10339 si indicavano anche i ricambi d'aria in aspirazione previsti per i servizi igienici; nella nuova norma 16798-1 ci sono indicazioni sull'estrazione d'aria da servizi igienici?

Sì, la norma prevede valori minimi indicativi per l’estrazione dell’aria. Per cucine e servizi igienici sono indicati 4 l/s·m² in funzionamento continuo e 8 l/s·m² in funzionamento discontinuo. È comunque importante ricordare che in Italia prevalgono sempre eventuali regolamenti locali di igiene.


In zone particolarmente umide, in cui le temperature sono abbastanza miti ma l’umidità relativa  è molto alta, basta il recuperatore entalpico o si deve associare anche un deumidificatore?

Non sempre è sufficiente il solo recuperatore entalpico, perché sì, aiuta a gestire l’umidità, ma in ambienti caratterizzati da elevata umidità costante può non essere sufficiente o non essere la soluzione più adatta. In questi casi è spesso necessario affiancare un sistema attivo di deumidificazione.


In un edificio a uso residenziale, quando diventa obbligatorio installare un impianto VMC?

Nel residenziale privato non esiste un obbligo generalizzato. L’obbligo esplicito compare nel decreto CAM, ma riguarda l’edilizia pubblica. Tuttavia, in molti casi, la VMC diventa necessaria per rispettare i requisiti di qualità dell’aria, prevenire muffe e garantire il comfort richiesto esplicitamente da Dlgs come il Decreto Requisiti Minimi o il D. Lgs 101/2020.


A livello pratico, quali sono i passaggi per poter definire la classe dell'edificio in base all'inquinamento?

Un edificio moderno è generalmente considerato “low polluting”. La classe “very low polluting” richiede materiali a bassissima emissione certificati. La classificazione si basa sulle emissioni dei materiali interni e fa riferimento a norme specifiche come la EN 16516, anche richiamate nel Decreto CAM.


Quali sono i rendimenti delle VMC, con diverse tipologie di recuperatori, nel periodo estivo? Dove si trovano i valori di rendimento alle diverse temperature esterne e interne (invernali ed estive)?

I valori di rendimento specifici non sono univoci e devono essere consultati nelle schede tecniche dei produttori.


Quali sono le distanze minime fra presa d’aria esterna e presa d’aria a espulsione?

La norma non fornisce un valore unico. È però fondamentale evitare cortocircuiti d’aria, mantenendo una distanza adeguata e una corretta disposizione delle bocchette. Per la trattazione approfondita di questo argomento si rimanda alla parte 3 della UNI EN16798.


Come mai la norma UNI EN 16798 non è tradotta in lingua italiana?

Non tutte le norme europee vengono tradotte integralmente. Spesso si recepisce il testo originale e si integra con un allegato nazionale che modifica solo le parti necessarie al contesto italiano.


L'appendice riporta le portate d’aria per persone non-adattate, nel caso si volesse valutare per persone adattate, ci sono indicazioni in merito?

Nella pratica progettuale si utilizzano quasi esclusivamente i valori per persone non adattate, che sono quelli presenti nelle tabelle della norma.


Gp che unità di misura ha?

L'unità di misura di Gp, come indicato dalla norma, è generica. Dipende da come viene misurato l'inquinante specifico in questione (ppm, mg/m³, μg/m³, Bq/m³…).


In un'utenza non residenziale di tipo alberghiero, è sempre necessario inserire in progetto la VMC o la presenza di finestre in tutte le stanze può garantire in qualche modo il rispetto della normativa?

La norma fornisce criteri di dimensionamento specifici per queste strutture. La sola ventilazione naturale non garantisce automaticamente il rispetto dei requisiti prestazionali richiesti.


Per l'affollamento possiamo usare ancora le tabelle della norma UNI 10339?

No. La UNI 10339 è stata ritirata. Occorre fare riferimento alla UNI EN 16798-1, che include comunque tabelle analoghe aggiornate.


La presenza di stufe o caminetti può incidere sulla classe di inquinamento interno degli edifici?

Un edificio nuovo in cui siano posizionate stufe da cucina o camini a legna sarebbe da considerare un "non low-polluting" building?


I  recuperatori entalpici tendono a sporcarsi e a intasarsi di più di quelli tradizionali?

I recuperatori entalpici richiedono una manutenzione regolare, ma non presentano particolari criticità rispetto ai recuperatori tradizionali perché la tecnologia odierna consente di realizzarli in membrane polimeriche. Possono, quindi, essere puliti e manutenuti con relativa facilità, e in caso di necessità, possono essere sostituiti.


I costi delle VMC possono essere incentivati con il Conto Termico? E col Bonus Casa?

Sì, ma solo in specifiche condizioni, ad esempio quando è associata a interventi sull’involucro edilizio e serve a prevenire muffe e condense. Per altri incentivi fiscali, come il Bonus Casa, è necessario verificare caso per caso.


Esiste un software per il dimensionamento delle canalizzazioni?

Sì, esistono diversi software commerciali. Sono disponibili anche strumenti semplificati per il calcolo preliminare e la configurazione degli impianti.


In ambito residenziale, una volta noto l'affollamento complessivo, come viene ripartita la portata nei vari locali? In particolare, se ci sono più locali a uso saltuario (taverna, sala giochi...) e la ripresa dell'aria nell'allegato nazionale non riporta come determinare la portata di ripresa, che criterio suggerite?

Il criterio da adottare quando si tratta di locali a uso saltuario prevede di garantire almeno 0.1 l/s·m² al fine di neutralizzare gli inquinanti che originano dal sistema edificio stesso. La regolazione della portata nei singoli locali avviene attraverso il corretto dimensionamento delle tubazioni, il numero di linee per ogni bocchetta e l’eventuale regolazione tramite appositi inserti per il bilanciamento statico.


Un edificio esistente è un non-low pollution building, corretto?

No, la classificazione dipende dai materiali e dalle sorgenti emissive presenti, non solo dall’età dell’edificio.


Quali sono i valori di portata per locali specifici come bagni o cucine?

La norma fornisce indicazioni per queste tipologie, per altri ambienti è necessario valutare caso per caso in funzione dell’uso e delle sorgenti di inquinanti


Ogni quanto il recuperatore entalpico va manutenuto o sostituito? C’è il rischio che possa diventare un ambiente fertile per la proliferazione di muffe e funghi dato il passaggio di vapore acqueo al suo interno?

Non sussiste questo rischio perché il principio di funzionamento prevede lo scambio di calore sensibile e vapore d’acqua attraverso membrane polimeriche opportunamente trattate con layer specifici e antibatterici. Inoltre, non avviene una miscelazione diretta dei flussi d’aria.


È necessario installare le resistenze elettriche oppure la macchina funziona anche senza? 

No, non è necessario. L'installazione è consigliata in climi freddi per evitare il blocco della macchina, dovuto alla protezione antigelo, e garantire la continuità di funzionamento, ma non è obbligatoria in tutte le installazioni.


Si possono avere i valori di dB(A) della rumorosità emessa degli impianti nell'ambiente servito attraverso le bocchette?

La rumorosità dipende principalmente dalla macchina e dalla progettazione dell’impianto. È fondamentale scegliere unità con basse emissioni sonore e prevedere adeguati sistemi di attenuazione acustica unitamente a un corretto dimensionamento delle canalizzazioni.


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