14 Luglio 2015

Impianti centralizzati di riscaldamento

Prima parola d’ordine: SINERGIA

La progettazione di impianti di climatizzazione d’ambiente negli ultimi 20 anni ha subito notevole impulso e specializzazione. Regole via via più restrittive hanno cadenzato i ritmi evolutivi di questi anni: si tratta del D.lgs192 riguardante il rendimento energetico nell’edilizia e del D.lgs 311 circa l’utilizzo, fra le altre cose, di energie “alternative” finalizzate alla produzione dell’acqua calda sanitaria. Le nuove costruzioni devono, quindi, rispettare tali criteri che, di fatto, “costringono” il progettista a prevedere, per gli insediamenti condominiali, sistemi centralizzati di climatizzazione. Già il boom edilizio degli anni ‘60 aveva introdotto impianti centralizzati di riscaldamento, mentre la fine degli anni ‘70 e il decennio successivo avevano privilegiato impiantitermoautonomi; oggi si ha il riflusso al centralizzato. Sinergia è l’impianto centralizzato. Il concetto è semplice ma l’attuazione articolata. Il costo dell’energia, le aspettative dell’utenza circa il comfort ambientale e, da ultimo, ma non per importanza, un accrescimento del senso etico tendente ad evitare lo spreco e l’emissione di inquinanti hanno introdotto ed imposto (DPR 551) il sistema di contabilizzazione del calore individuale d’utenza.

Tutti i servizi, di cui usufruiamo, hanno un costo, generalmente, commisurato al loro utilizzo e quindi anche i servizi d’utenza come l’acqua, l’energia elettrica, il gas. Il servizio d’energia termica ha, nel tempo, snobbato tale criterio; situazione paradossale se si pensa che nel contesto dei servizi domestici è quello, forse, preponderante. Il rispetto del DPR 551 ha colmato tale lacuna e la presenza del contatore di calore nei complessi residenziali dotati di impianti centralizzati ha introdotto due concetti epocali pertali impianti: ripartizione delle spese commisurata ai consumi e maggiore rigorosità gestionale. In buona sostanza si è passati da una ripartizione in millesimi ad una ripartizione “meritocratica” delle spese, che è conseguenza di una gestione più oculata e che induce alla contrazione deglisprechi(etica indotta). Il contatoredi calore acquisisce dal campo la portata istantanea del fluido termovettore entrante in utenza, secondo il consenso di apertura della valvola di zona, acquisisce il salto termico tra le temperature del fluido in ingresso e la temperatura del fluido in uscita dall’utenza e ne determina la potenza termica di riscaldamento; integrando nel tempo calcola il valore di energia ceduta. Il contatore di calore assume una valenza “FISCALE” perché come tutti gli altri misuratori di servizi determina un corrispettivo di spesa. Esso diventa quindi strategico, nel contesto di multiutenza, e deve avere il crisma di autorità. Per questo motivo deve rigorosamente asservire le rispondenze di certificazione (direttiva 2004/22/CE) detta MID.

Per quanto riguarda l’utente finale i riflessi sono evidenti :

◆ maggior tutela in quanto consumatore;
◆ maggior trasparenza sulle transazioni commerciali.

Il contatore di calore non può essere esclusivo dell’utenza ma deve appartenere al patrimonio condominiale in quanto, è grazie ad esso che si esegue la ripartizione delle spese. Ecco che intervengono ruolo e competenza dell’amministratore, autorità condominiale che assicura che le regole ed i metodi ratificati dall’assemblea condominiale siano applicati. Egli è, finalmente, coinvolto in un salto culturale quantomeno riferito alla ripartizione delle spese di climatizzazione. Gli viene richiesta, infatti, una competenza non solo amministrativa ma anche manageriale diretta o attraverso il supporto di consulenti energetici.

Seconda parola d’ordine: MONITORAGGIO

L’architettura del sistema di contabilizzazione si può così articolare:

◆ contatori di calore individuali d’utenza;
◆ concentratore dei dati di consumo su BUS di trasmissione centralizzata;
◆ archiviazione automatica in archivi storici degli avanzamenti dei consumi individuali;
◆ teletrasmissione dei dati mediante network telefonico.

 

Terza parola d’ordine: RIQUALIFICAZIONE IMPIANTI ESISTENTI

Osservando in modo critico la situazione del parco edilizio italiano, si può obiettare che è in minima parte nuovo (15-20%) e per la grande maggioranza ereditato dal boom edilizio degli anni ‘60/’70. Qui nasce il problema perché quanto detto precedentemente ha validità solo per il “nuovo” con una distribuzione d’utenza di tipo “orizzontale”, mentre l’esistente ha soprattutto una distribuzione di tipo “verticale” o a colonne montanti. Il problema è rilevante e la direttiva 2012/27/UE recepita in Italia dal D.Lgs N° 102 del 04/07/2014, nel contesto del conseguimento dell’obiettivo 20-20-20, prevede l’installazione obbligatoria entro il 31/12/2016 in tutti i condomini ed edifici polifunzionali, di opportuni dispositivi di contabilizzazione e termoregolazione: benché la contabilizzazione diretta sia preferibile, laddove la distribuzione di tipo “verticale” la renda, di fatto, non tecnicamente possibile, viene previsto l’impiego dei ripartitori di calore. L’adeguamento degli edifici più datati implica dunque:

◆ adozione valvole termostatiche;
◆ adozione di ripartitori di consumi termici.
◆ adeguamento distribuzione e conseguente spinta alla sostituzione della caldaia con un generatore a condensazione.

I tre momenti di intervento devono essere considerati inscindibili. La caldaia a condensazione ha in sé la potenzialità di ottenere rendimenti molto elevati grazie al recupero del calore latente di condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi. Questa potenzialità può essere conseguita solo a fronte diritorni dell’acqua in caldaia a bassa temperatura, garantita solamente dall’adozione di valvole termostatiche. Esse tendono, infatti, a parzializzare la quantità di acqua in entrata airadiatori in cui, in questo modo, entra solo la giusta quantità d’acqua per mantenere costante la temperatura del locale, favorendo al massimo lo scambio termico. Il sistema caldaia/valvole termostatiche individua la regolazione attiva d’impianto. Si deve, fra l’altro,sostenere che le regioni che hanno anticipato, rispetto alla direttiva Europea, l’obbligo della contabilizzazione e termoregolazione, l’hanno fatto con estrema consapevolezza, al fine di favorire il radicamento del concetto di risparmio energetico nella cultura degli utenti. Senza contabilizzazione i dispositivi di termoregolazione (valvole termostatiche) verrebbero frequentemente posizionate almassimo del calore erogabile risultando inutili e perdendo l’effetto positivo sull’impianto, sui consumi, sul bilanciamento e sull’equa distribuzione tra gli utenti del sistema di riscaldamento. In conclusione, solo e soltanto la contabilizzazione del calore, pur attraverso l’adozione di ripartitori di consumo termico installati su ciascun radiatore, suggerisce la diminuzione di emissioni di inquinanti in atmosfera, garanzie di comfort peri condomini nella loro complessità, la riduzione sensibile della bolletta energetica globale (25-30%), una bolletta energetica individuale in linea conl’effettivo uso del riscaldamento da parte dell’utente.


QUI È DISPONIBILE UN APPROFONDIMENTO


A COMPLETAMENTO: VIDEO SULLA RIQUALIFICAZIONE DI UN IMPIANTO ESISTENTE - IL BILANCIAMENTO