09 Maggio 2018

Il rinnovamento tecnologico e organizzativo di Caleffi

Il percorso di innovazione intrapreso da Caleffi parte da lontano e risponde alla precisa necessità di guadagnare flessibilità per rispondere alle mutate esigenze del mercato.

La crisi? Un’opportunità
Se fino alla metà degli anni Duemila il gruppo è cresciuto praticamente senza soluzione di continuità, gli anni della crisi hanno fortemente colpito e successivamente trasformato il settore. “A cambiare è stata la domanda”, spiega l’ingegner Giorgio Milan, oggi direttore delle Operations e da 21 anni in azienda. “Dopo la crisi il mercato si è trasformato: i clienti hanno iniziato a chiedere prodotti sempre più personalizzati e sofisticati, in lotti sempre più piccoli”. Una sfida alla quale l’azienda era pronta a rispondere, “ma a patto di intraprendere un percorso di ammodernamento che fosse sia tecnologico sia organizzativo”, spiega Milan.

Work in progress
Nel corso del 2018 termineranno i lavori di sistemazione dello stabilimento Caleffi 1 - che ha visto tra l’altro il ricollocamento di oltre 80 macchine con il rifacimento degli impianti elettrico e pneumatico, la realizzazione di un innovativo sistema per il recupero e la gestione dello sfrido e di un impianto completamente robotizzato per il lavaggio della minuteria. Un lavoro che ha riguardato una superficie di circa 10.000 metri quadrati e durato circa due anni senza mai fermare la produzione. Buona parte degli investimenti eseguiti nel 2017 e di quelli di prossima esecuzione potrà beneficiare degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0. “Sono tutti investimenti che avevamo preventivato negli anni precedenti, ma non c’è dubbio che l’introduzione degli incentivi sia stato per noi un aiuto significativo”, spiega Milan. Nel prossimo futuro l’azienda ha inoltre in serbo una sistemazione del reparto di assemblaggio manuale, dove saranno introdotte delle metodologie di “lean manufacturing” e certamente alcuni robot collaborativi.


Grazie alla rivista INDUSTRY 4.0 DESIGN MAGAZINE per l'articolo, che può essere letto integralmente qui.